Cartoline da Tiriolo

DATA 4 Luglio 2022 - Doris Bellomusto, Roberta Cricelli

Ho trovato questa foto, la scattavo l'anno scorso a Tiriolo, un borgo magico, barocco e decadente, aspro e dolce, esposto al vento e al sole, si affaccia sul Tirreno e sullo Jonio e sta. C'erano i panni stesi, i motorini, le macchine in doppia fila, le vecchie davanti agli usci delle case, i bambini, le belle di notte sui marciapiedi. C'era la premiazione del concorso " Calabria in versi", realizzato da “Calabria Contatto” e lì c'ero anch'io, che ho avuto il privilegio di essere invitata a questo viaggio, prima scrivendo, poi leggendo e cercando di scegliere fra tantissime poesie, le più belle. C'era anche lui, piccolo, attento alla meraviglia, paziente. Non ho scattato nessuna foto, tranne che questa. Non è bella, non è brutta, è mia. Vi mostra la gioia di saperlo innamorato della nostra terra, la speranza che non si stanchi mai di guardarla e percorrerla con i piedi, i pensieri, le emozioni, i ricordi e i sogni nuovi che appartengono a lui.

Nell’ombra del fotogramma che Doris mi consegna, mescolata a frammenti della sua intimità c’è sicuramente la trama di un’esperienza condivisa, anteprima di tutto quello che ancora non potevamo conoscere. Perché se è vero che i nostri anticorpi sono fatti, nella stessa misura, di viaggio e di radicamento, se è vero che i piccoli luoghi sono emblema di complessità e non di pace ideale, Tiriolo, nel macinare leggende di terra e di eroi, può farsi culla prima di versi e poi di estro.  

In fondo, i poli museali hanno un’anima pulsante e non anacronisticamente mummificata e quel piccolo “emigrante” di seconda generazione, che si sporgeva oltre il muro, pareva intuire già cosa sarebbe avvenuto un anno dopo. 

Scrutava inconsciamente un orizzonte in cui, dopo una “chiamata alle arti”, un manipolo di mani e di menti  di tutta Italia, avrebbe reso la roccia calabra, viva di espressioni multiformi. In un’estate rovente, prospettive e materiali, avrebbero seminato in lui il segno di quei sentimenti di cui ancora non conosce il senso ma dei quali già porta l’eredità agrodolce, scoprendo in un angolo non suo, linguaggi atavici che per predestinazione gli connotano la pelle. 

“ARS ARTIS” e Tiriolo, la restanza di Vito Teti, le parole di cui Gioacchino Criaco si fa custode e divulgatore, gli occhi di chi in penombra guarda il mondo, attorcigliano intorno al mio dire,un’unica suggestione.

La necessità di raccontare l’essenzialità delle cose minute, abbandonando nostalgia e retorica e abbracciando, nell’asperità, la lucentezza del presente. 

In una terra che nell’alternarsi delle correnti storiche, tra neologismi, consapevolezze, azioni ingegnose e collettive, può vivere di epifanie.  

Doris Bellomusto, Roberta Cricelli Associazione Culturale “Calabria Contatto”.

https://www.calabriacontatto.it/  

Associazione Culturale Darvin.eu
Via De Gasperi, 7 - 88100 Catanzaro
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