Diabolik

DATA 22 Dicembre 2021 - Antonio LUDOVICO

Un eroe amato e conosciuto da tutti, un criminale che viaggia in Jaguar, di notte, mascherato a caccia di diamanti, un supereroe che conquista cuori femminili. Questi gli ingredienti del film dei Manetti Bros, per una trasposizione cinematografica che, obiettivamente, presentava non poche difficoltà, vuoi per la scelta degli attori, vuoi per quella dose di suspense, che ogni film d’azione dovrebbe contenere. Ebbene, c’è sembrato che solo per il primo aspetto sia stato centrato l’obiettivo, mentre per il secondo forse era lecito aspettarsi qualcosa di più. Nulla da dire, infatti, sulla figura algida di Luca Marinelli, oramai destinato a una grande carriera, grazie alla sua incredibile poliedricità e nulla da dire anche per la nostrana Eva Kant, una magnifica e azzeccata Miriam Leone, nei panni della donna del protagonista. Così come molto bravo è apparso anche Valerio Mastrandrea, nei panni dell’ispettore Ginko, uomo tutto d’un pezzo, che rimane però con le pive nel sacco. Pur tuttavia, la storia mostra qualche cedimento, molte pause, un ritmo eccessivamente lento e compassato, con pochi picchi. Per di più, credo che 133 minuti siano stati troppi da digerire, pure per il pubblico meno esigente. Ambientato negli anni Sessanta nella fantomatica città di Clerville, il film prende le mosse da due avventure - realmente esistite su carta- del fumetto di Angela e Luciana Giussani, riproponendo letteralmente i freddi dialoghi dei protagonisti, le scarne battute, gli abiti di scena, le location in stile vintage. E infatti, tutto viene eseguito con una perfezione maniacale dai fratelli Manetti, ma forse proprio qui sta la nota dolente di un film che non emoziona, scorre lento, è privo di pathos. Esattamente come una partitura musicale eseguita correttamente, ma senza anima. Pochi i colpi di scena, nulle o quasi le scene d’amore, imbarazzanti le figure di contorno,  per una proiezione che risulta troppo appesantita dalla eterea bellezza dell’autentica protagonista, l’impenetrabile Eva Kant. Tutto troppo scolastico, troppo scontato, esattamente come il finale . 
Voto: 5

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